“Con Cristo, per il mondo”
Intervista a Sr. Inês Paulo Albino A.S.C., Segretaria Generale della Pontificia Opera Infanzia Missionaria
Suor Inês, potrebbe innanzitutto raccontarmi qualcosa di sé — della sua famiglia, delle sue origini — ma soprattutto della sua storia vocazionale?
Io vengo dalla Guinea-Bissau, un piccolo Paese dell’Africa occidentale. Siamo sette fratelli e sorelle – quattro femmine, tre maschi – e io sono la quinta. La Guinea è stata colonizzata dai portoghesi, e per molto tempo la gente era quasi obbligata ad andare a messa e alla catechesi. Ma io sono cresciuta dopo l’indipendenza, in un contesto più libero, dove non c’era più l’obbligo religioso. Da bambina non andavo né a messa né a catechismo.
Tutto è cambiato quando avevo 14 anni: un giorno partecipai a un incontro con le mie compagne, e durante la conversazione rispondevo alle loro domande con naturalezza. Loro mi chiesero: “Ma tu fai catechesi?” — io risposi: “No, ma so.” Da lì mi invitarono a partecipare, e il prete del villaggio mi invitò alla messa. Mi piacque subito. Così cominciai a frequentare la chiesa e, un anno dopo, a 15 anni, ricevetti il battesimo e la prima comunione. I miei genitori non erano cristiani, ma più tardi, quando già ero suora, anche mia madre si è convertita.
È davvero una storia bellissima. Quando ha percepito per la prima volta la chiamata alla vita consacrata?
Dopo la cresima, a 18 anni, ho sentito fortemente dentro di me il desiderio di consacrarmi a Dio. Ma non avevo mai visto una suora africana — tutte quelle che conoscevo erano europee! Quando dissi a mia madre che volevo diventare suora, lei non capiva cosa significasse. Mi rispose: “Tu devi sposarti, avere figli!” — perché nella nostra mentalità africana la maternità è un dovere, un segno di compimento. La vocazione religiosa era qualcosa di incomprensibile.
Mia madre fece di tutto per impedirmelo. Poi, però, si ricordò di quando da piccola ero molto malata e rischiai di morire. Disse: “Forse sei sopravvissuta per questo motivo.” Da quel momento mi lasciò andare.
E da lì è cominciato il suo cammino religioso…
Sì. Ho trascorso due anni in una casa diocesana in Guinea per un discernimento iniziale, poi ho scelto la mia congregazione, le Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Nel 1989, dopo il liceo, sono venuta per la prima volta in Italia, dove ho fatto la formazione: postulandato, noviziato, e nel 1992 ho emesso i primi voti. Dopo i voti sono tornata in Guinea, dove ho lavorato nella pastorale giovanile. Nel 1995 sono tornata in Italia per gli studi teologici alla Gregoriana, fino al 1999. Poi di nuovo in Guinea, dove ho insegnato religione in un liceo diocesano e sono stata responsabile della formazione. Nel 2003 sono tornata ancora una volta in Italia per la licenza in Teologia Biblica alla Gregoriana, conclusa nel 2006. Poi di nuovo missionaria in Guinea, nel nord del Paese: lì ho coordinato una parrocchia in assenza di sacerdoti — il prete veniva solo la domenica. È stata un’esperienza bellissima e impegnativa.
Qual è il carisma e la missione della sua congregazione?
Il nostro carisma è centrato sul Mistero Pasquale, cioè sulla passione, morte e risurrezione di Cristo. Viviamo questo mistero come dono particolare ricevuto da Dio, partecipando in modo consapevole e cooperando con Gesù nella sua passione per la redenzione del mondo. Lo facciamo attraverso la formazione, la scuola, l’accompagnamento dei giovani, ma anche offrendo le nostre sofferenze quotidiane unite a quelle di Cristo. È un carisma di speranza e di vita nuova.
E oggi, a Roma, qual è il suo impegno principale?
Nel 2020 ero direttrice nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nel mio Paese. Poi, nel 2022, sono stata chiamata in Italia come consigliera ed economa regionale della mia congregazione. Poco dopo sono stata nominata Segretaria Generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia. È stata una sorpresa: pensavo mi chiamassero per questioni amministrative, invece mi hanno detto che il Papa desiderava affidarmi questo compito. Non è stato facile: la mia comunità non voleva che lasciassi la mia funzione economale. Ho sofferto, ho pregato molto, ma alla fine ho capito che dovevo obbedire alla chiamata della Chiesa universale. Ho detto: “Se il Papa mi chiama, è Dio che mi chiama.”
Può descrivere la sua missione in questo ruolo?
Il mio compito è garantire la continuità del carisma lasciatoci da Mons. Forbin-Janson, fondatore della Santa Infanzia: rendere i bambini e gli adolescenti protagonisti della missione nel cuore della Chiesa e del mondo. Noi che lavoriamo al Segretariato internazionale dobbiamo essere persone di Dio, che pregano, che trasmettono gioia, speranza, perdono. I bambini imparano con gli occhi, non solo con le parole. Ogni anno faccio due o tre viaggi missionari per verificare come vengono utilizzati i fondi destinati ai progetti per i bambini. È importante che ciò che si scrive nei rapporti corrisponda alla realtà. Se qualcosa non va, lo segnaliamo ai vescovi o ai responsabili locali: quei soldi sono frutto dei sacrifici dei bambini, non possono essere usati per altro.
Questo è anche un messaggio importante per i benefattori svizzeri, molto attenti alla trasparenza.
Sì, e li ringrazio tanto. Grazie al loro sostegno possiamo aiutare molti più bambini nel mondo. Ma ciò che conta di più è formare la coscienza missionaria, non solo raccogliere fondi. L’animazione missionaria è il cuore della nostra opera: formare cuori aperti, generosi, universali.
Lei viaggia molto. Cosa vede oggi come sfida e opportunità per la missione?
In Europa c’è generosità economica, ma poca animazione missionaria. In Africa e in Asia, invece, c’è molta vitalità pastorale ma poche risorse. Bisogna equilibrare queste due dimensioni: la generosità deve essere spirituale e concreta da entrambe le parti. La missione oggi è più urgente che mai: il mondo globalizzato ha nuovi confini, a volte invisibili, creati dalla tecnologia, dalla paura, dall’indifferenza. Ma il Vangelo ci chiede di oltrepassare ogni barriera. Il missionario deve portare Cristo al di là di tutto questo, con coraggio e umiltà.
E cosa significa, per lei, vivere una spiritualità missionaria nella vita quotidiana?
Significa amare, come Santa Teresa di Lisieux, che non è mai partita in missione ma ha vissuto l’amore ogni giorno, pregando per tutti. Essere missionari vuol dire vivere con cuore grande, rispettando le differenze, aiutando con semplicità, senza orgoglio. È nei gesti quotidiani che la missione prende forma.
Quale messaggio vorrebbe rivolgere ai fedeli e ai benefattori in Svizzera?
Prima di tutto, grazie di cuore per tutto ciò che fate. Vi invito a continuare con entusiasmo, a coltivare la coscienza missionaria in voi e negli altri. Con il battesimo partecipiamo tutti alla missione di Cristo: sacerdote, re e profeta. Non dobbiamo aspettare che gli altri vengano da noi, ma uscire incontro al prossimo, nei suoi bisogni e nelle sue domande. Siate ancora più generosi, non solo nel dare, ma nel testimoniare con la vita. È questo che rinnova la Chiesa.
E cosa la sostiene nel suo cammino?
La certezza che tutta la mia vita è in Lui, con Lui e per Lui. La presenza di Gesù mi accompagna sempre: è la mia forza, la mia consolazione, la mia pace. Ogni giorno rinnovo la mia offerta totale a Lui.
C’è un’immagine o una parola del Vangelo che esprime la sua gioia missionaria?
Sì: «La attirerò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). È una parola che porto nel cuore fin dall’inizio della mia vocazione. Mi ricorda che la missione nasce dal silenzio, dall’ascolto, dall’abbandono fiducioso nelle mani di Dio. Ogni giorno cerco di vivere quella radicalità d’amore che solo Lui può donare.
Grazie, Suor Inês, per questo incontro così ricco e profondo.
È stato un piacere poter condividere la mia storia e la mia fede. Preghiamo insieme perché la missione continui a portare frutto — anche in Svizzera!
Breve biografia
Suor Inês Paulo Albino A.S.C. è nata il 25 aprile 1969 a Bula, in Guinea-Bissau. Appartiene all’Istituto delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, nel quale ha emesso la Professione perpetua il 14 settembre 1997. Ha conseguito la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ha svolto il suo ministero come Responsabile pastorale nella Parrocchia di Santa Maria De Mattias a Ingoré e come Direttrice della Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Guinea-Bissau, dedicandosi in modo particolare all’evangelizzazione, alla catechesi, all’insegnamento e alla pastorale giovanile. Dal 2022 è stata Consigliera ed Economa della Regione Italiana del suo Istituto religioso. Il 24 agosto 2024 Papa Francesco l’ha nominata Segretaria Generale della Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia (POSI).